lunedì 31 marzo 2014

Proverbio del giorno


Ognuno vuol tirar l'acqua al suo mulino, e lasciar secco quello del vicino.
 
 

sabato 29 marzo 2014

Problemi tecnici nella piattaforma Blogger



In queste settimane continuano ancora i problemi tecnici nella piattaforma Blogger. Le segnalazioni sono a livello globale e non solo dall'Italia, mentre il supporto lavora per risolvere gli inconvenienti.

Nei giorni scorsi ho postato un link per risolvere uno dei problemi che affligge molti blogger: l'aggiunta di nuovi follower.

Voglio avvertirvi che purtroppo la situazione non è stata ancora risolta e si hanno problemi anche con la gestione dell'elenco lettura.

Se uno vuole rimuovere oppure gestire una pagina che segue su impostazioni (fig.1), chiede l'accesso a Friend Connect con il seguente errore:



(fig.1)



 

Speriamo che questi problemi si risolvano prima possibile e inoltre voglio avvertirvi che si riscontrano con tutti i browser provati.


venerdì 28 marzo 2014

Citazione del giorno


"La guerra non può essere modificata, deve essere abolita."


Albert Einstein
 
 

Israele: manifestazioni di massa contro la discriminazione dei neri

Articolo da Global Voices

E’ sulla piazza dal nome simbolico di Aviv che 30.000 africani senza documenti che vivono in Israele [fr, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] hanno iniziato uno sciopero di 3 giorni e una serie di manifestazioni, sostenute dagli attivisti per i diritti umani. Secondo una legge votata il 10 dicembre 2013, le autorità israeliane hanno la facoltà di trattenere gli immigrati clandestini, senza processo né esame dei loro dossier, fino ad un anno. Inoltre i manifestanti denunciano il rifiuto delle autorità israeliane ad esaminare le loro richieste per ottenere lo stato di rifugiato, come pure la detenzione di centinaia tra loro. Il video che segue sottolinea l'entità delle proteste e precisa le rivendicazioni dei manifestanti:

http://youtu.be/922dI4psDSc

L'istituto di pena di Holot, nel deserto del Negev, nei pressi della frontiera tra Israele ed Egitto, ospita già numerosi detenuti dal dicembre 2013. I clandestini devono timbrare il cartellino tre volte al giorno e passarci la notte.

Il sito irinnews.org dà un'idea della capacità di questo centro [en]: 

Holot can house 3,300 migrants and is set to expand, eventually reaching a capacity of between 6,000 and 9,000 people, according to Yitzhak Aharonovitch, Israel's Public Security Minister.

Holot può accogliere 3.300 migranti ed è destinato a svilupparsi ancora, per raggiungere alla fine una capacità di 6.000 e 9.000 persone, secondo quanto sostiene Yitzhak Aharonovitch, Ministro israeliano della Pubblica Sicurezza.

L'atteggiamento discriminatorio contro i clandestini africani ha raggiunto un livello preoccupante, nutrito da discorsi pieni di odio, come si può vedere in questo video pubblicato da Djemila Yamina:

http://youtu.be/ixMVJ9tC0po

Altrove ci sono gruppi estremisti minoritari che attaccano gli immigrati. In Israele, il governo e la macchina giudiziaria ne sono parte attiva. Già nel luglio del 2012, Allain Jules denuncia sul suo blog :

 Ce qui se passe en Israël actuellement est indigne. Entre un ministre qui demande que les clandestins soient simplement assassinés, puisqu’il recommande qu’on tire sur eux au moment où ils tenteront de franchir les frontières, un autre qui parle du risque d’impureté future de l’État d’Israël qui doit garder son caractère juif, la boucle est bouclée.

Ciò che accade in Israele in questo momento è indegno. Tra un ministro che chiede che i clandestini siano semplicemente assassinati, che si raccomanda di sparargli nel momento in cui tenteranno di superare le frontiere, e un altro che parla del rischio di impurità in futuro dello Stato d'Israele, che deve conservare la sua natura ebraica, il cerchio si chiude.

Secondo un post di Jean Shaoul pubblicato su cameroonvoice.com:

En vertu de la loi israélienne, il est interdit aux immigrés de travailler tant qu'ils ne sont pas enregistrés comme demandeurs d'asile. Ce qui leur est pratiquement impossible. En effet, selon l’agence des Nations unies pour les réfugiés, alors que le taux de reconnaissance national moyen des demandeurs d’asile est de 39 pour cent, en Israël ce taux est inférieur à 1 pour cent. En Israël, la plupart des demandeurs d’asile sont des Erythréens et des Soudanais qui connaissent un taux de reconnaissance international moyen de 84 pour cent et de 64 pour cent respectivement.

In virtù della legge israeliana, è proibito agli immigrati lavorare fin quando non sono registrati come richiedenti asilo, il che gli è praticamente impossibile. Infatti secondo l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, mentre il tasso medio di riconoscimento a livello nazionale dei richiedenti asilo è del 39%, in Israele questo tasso è inferiore all'1%. In Israele la maggior parte dei richiedenti asilo sono eritrei e sudanesi, con tasso di riconoscimento a livello internazionale medio dell'84% e del 64%, rispettivamente.

 In un post pubblicato su un blog di Mediapart, JOSEPH AKOUISSONNE scrive:

Ce racisme est incompréhensible de la part d’un peuple qui a souffert de l’abjection nazie, avec sa cohorte d'actes odieux visant à l'extermination des juifs. Pourtant, c'était bien Madame Golda Meir qui proclamait que  : « …les Africains et le peuple juif partagent des points communs. Ils ont été victimes de l’histoire : morts dans les camps de concentration ou réduits en esclavage… » Dans les années 1960, l'état d'Israël avait tissé des liens très forts avec le continent noir. Des étudiants africains étaient accueillis dans les kibboutz. Inversement, nombreux étaient les Israéliens qui allaient en Afrique pour soutenir le développement des états fraîchement indépendants. Il faut aussi rappeler le combat des juifs sud-africains, aux côtés de Nelson Mandela dans sa lutte contre l’apartheid. Sans oublier ceux qui s’engagèrent avec les militants des Droits Civiques aux États-Unis.

Questo razzismo è inspiegabile da parte di un popolo che ha sofferto l'orrore nazista, con la sua coorte di atti odiosi destinati allo sterminio degli ebrei. Inoltre, era la Signora Golda Meir a proclamare che: » …gli africani ed il popolo ebraico hanno dei punti in comune. Sono stati vittime della storia: morti nei campi di concentramento o ridotti in schiavitù… » Negli anni 60, lo stato d'Israele aveva intessuto dei legami molto forti con il continente nero. Studenti africani venivano accolti nei kibboutz e viceversa erano numerosi gli israeliani che andavano in Africa per sostenere lo sviluppo degli stati che avevano da poco conquistato l'indipendenza. Occorre anche ricordare la lotta degli ebrei sudafricani a fianco di Nelson Mandela nella sua battaglia contro l'apartheid; senza dimenticare coloro che si impegnarono con gli attivisti dei Diritti Civili alle Nazioni Unite.

Qual'è l'importanza del fenomeno dell'immigrazione clandestina, tanto da sollevare un tale odio in Israele? Per darne una risposta, il sito JOL Press riporta i dati comunicati dall'associazione Freedom 4 Refugees:

“Environ 50 000 demandeurs d'asile et réfugiés africains vivent aujourd’hui en Israël. Nous avons fui la persécution, les forces militaires, la dictature, les guerres civiles et le génocide. Au lieu d'être traités comme des réfugiés par le gouvernement d'Israël, nous sommes traités comme des criminels » explique Freedom4Refugees.
“Nous réclamons l’abrogation de la loi, la fin des arrestations, et la libération de tous les demandeurs d'asile et les réfugiés emprisonnés”, ont encore déclaré les réfugiés dans une pétition relayée par l’association Freedom4Refugees. Principalement d'origine soudanaise, sud-soudanaise et érythréenne, les manifestants demandent également que les demandes d'asile soient effectuées de “manière individuelle, équitable et transparente ”.

“Circa 50 000 richiedenti asilo e rifugiati africani vivono oggi in Israele. Siamo sfuggiti alla persecuzione, le forze militari, la dittatura, le guerre civili e il genocidio. Invece di essere trattati come rifugiati dal governo israeliano, siamo trattati come criminali” spiega Freedom4Refugees.
“Chiediamo l'abrogazione della legge, la fine degli arresti, e la liberazione di tutti i richiedenti asilo e dei rifugiati imprigionati” hanno inoltre dichiarato i rifugiati in una petizione rilanciata dall'associazione Freedom4Refugees. Principalmente di origine Sudanese, sud-sudanese ed Eritrea i manifestanti chiedono anche che le richieste d'asilo siano presentate “in modo individuale, equanime e trasparente”.

Continua la lettura su Global Voices

Fonte: Global Voices


Autore: scritto da Abdoulaye Bah · tradotto da Sabrina Bruna

Licenza: Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 3.0 Unported License.


Articolo tratto interamente da
Global Voices

giovedì 27 marzo 2014

Le parole



"Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno."

Tratto da Di Questo Mondo e degli Altri di José Saramago

Post originale pubblicato il 21 maggio 2013


Vi segnalo (post interessanti da altri blog)


 Oggi vi consiglio:


 tratto da Navigaweb

Software molto utile.

Twitter introduce i tag nelle foto tratto da Mr.Webmaster

Nuova funzione introdotta.

ChrisPC DNS Switch, cambiare i DNS in uso in un click tratto da Geekissimo

Programma per cambiare i DNS della connessione, in modo pratico e veloce.


27 marzo 1964 – Alle 17:36 locali, il più potente terremoto mai registrato negli USA (magnitudo 9.2 della Scala Richter) colpisce l'Alaska centro-meridionale


Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il terremoto dell'Alaska del 1964 fu un violento sisma che si abbatté sull'Alaska il 27 marzo 1964. Il terremoto ebbe una magnitudo momento di 9,2.
La scossa durò tre minuti circa, provocando gravi danni alla città di Anchorage, dove crollarono diversi palazzi, si aprirono fessure nelle strade e si produsse il fenomeno della liquefazione delle sabbie. Essendo stato un evento sottomarino, il sisma generò anche uno tsunami con onde alte fino a 9 metri, che si abbatterono sulla costa. I morti furono 143.
Questo sisma fu il più potente mai avvenuto negli Stati Uniti d'America e il secondo più forte mai registrato dai sismografi dopo il Grande Terremoto Cileno.

Questo articolo è pubblicato nei termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Acqua contaminata in Abruzzo



 
Articolo da WWF Italia 

Ben 700 mila cittadini abruzzesi hanno bevuto acqua contaminata. La conferma arriva dall'ISS. "Un passo in avanti verso l’accertamento della verità": è questo il primo commento del presidente del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio dopo la pubblicazione, anche a livello nazionale, di brani significativi della relazione dell’Istituto Superiore di Sanità, datata 30 gennaio 2014, depositata durante il processo di Bussi in Corte d’Assise a Chieti dall’Avvocatura dello Stato.

In un passaggio si ribadisce che “l’acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole” e che “la qualità dell'acqua è stata indiscutibilmente significativamente e persistentemente compromessa”.

"È quello che il WWF sostiene da anni: in tutti in comuni della vallata, compresi due capoluoghi di provincia, Chieti e Pescara, è stata erogata almeno dal 2004 e forse anche da prima e sino al 2007 acqua contaminata – spiega Luciano Di Tizio– senza che nessuno si prendesse la briga di avvertire la popolazione. Mi viene da pensare che senza le nostre denunce si rischiava di proseguire nel silenzio chi sa sino a quando. Va tuttavia chiarito che i dati dello studio dell'Istituto Superiore di Sanità si riferiscono a campionamenti effettuati nel 2007 e che fotografano la situazione di allora. Nel 2007, anche grazie alle denunce del WWF, i pozzi Sant’Angelo, quelli contaminati, vennero chiusi. Per l’acqua potabile vennero scavati altri pozzi, tuttora in esercizio, a monte della zona inquinata. Quindi il problema è l’acqua che abbiamo inconsapevolmente bevuto allora, non quella che gli acquedotti ci forniscono oggi. Resta da accertare se questo abbia comportato danni per la salute della popolazione, in particolare per le fasce a rischio: chiediamo da anni una indagine epidemiologica in tutta la vallata, per ora purtroppo invano".

La relazione dell'Iss attribuisce chiaramente la situazione allo "svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale" in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per azioni incontrollate di sversamento. "Le valutazioni e le eventuali attribuzioni di responsabilità – chiarisce Di Tizio – spettano alla Corte d’Assise. A noi preme che il processo proceda senza intoppi dopo una fase preliminare da record, durata due anni e mezzo e oltre 30 udienze.

La denuncia della correlazione tra la discarica e la contaminazione delle acque è arrivata per merito delle denunce circostanziate del WWF. Ecco i dati pubblicati nel 2013 sul livello di contaminazione dei terreni e delle falde.


Fonte: WWF Italia

Autore: WWF Italia


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Articolo tratto interamente da WWF Italia

 

Proverbio del giorno

 
La pazienza è un albero: le sue radici sono amare, ma i suoi frutti dolcissimi.

Proverbio tuareg
 
 

La natura delle isole Baleari


UN DIA A LA NATURA DE LES ILLES from AFONIB on Vimeo.

Photo e video credit  caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons

Passeggiando nei campi


Printanière 8/Spring from AGENANCE on Vimeo.


Photo e video credit AGENANCE caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons

mercoledì 26 marzo 2014

Messina: pane in sospeso per i più poveri


Articolo da Fanpage.it

L’Associazione Invisibili, onlus di Messina, ha avuto una bellissima idea che – se copiata anche in altre città – potrebbe dare una grossa mano ai poveri in difficoltà a causa della crisi economica. Sulla scia del “caffè sospeso” – abitudine in voga soprattutto a Napoli di lasciare il caffè pagato per chi non può permetterselo – è nata “Pane in attesa”. Di cosa si tratta? Basta andare in un forno e lasciare un’offerta libera in un apposito contenitore. Il denaro viene tenuto da parte finché nel forno non si presenta una persona bisognosa, segnalata dall’associazione e munita di un apposito tesserino. A qual punto il fornaio non deve fare altro che preparare un sacchetto con 5 panini e prelevare dal contenitore delle offerte l’importo dovuto.

Continua la lettura su Fanpage.it

Fonte: Fanpage.it

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Articolo tratto interamente da Fanpage.it


Il capitalismo



"Bisogna pensare a modelli diversi di società rispetto al capitalismo. Non è accettabile che nel XXI secolo alcuni paesi e multinazionali continuino a provocare l'umanità e cerchino di conquistare l'egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo è il peggior nemico dell'umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell'umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo."

Evo Morales
 
 

martedì 25 marzo 2014

Siamo felici: di che?

ci toccherà scomparire.tutti.


In queste settimane un'iniziativa promossa dal sito web “We are Happy from”, sta facendo molti proseliti. Praticamente sono realizzati video che ritraggono la gioia di grandi e piccoli luoghi, sulle note del brano Happy di Pharrell Williams.
Ieri ha fatto la sua comparsa in rete, un video girato nello stabilimento Fiat di Melfi, con operai e impiegati che ballano.
Secondo il mio parere è una vera pagliacciata e una mesta propaganda, che vuole distorcere la realtà dei fatti.
In questi anni i diritti all'interno degli stabilimenti italiani, come ha denunciato più volte i sindacati, si sono ridotti sempre più e forse qualcuno a Melfi ha dimenticato anche la storia dei tre operai licenziati e reintegrati.
Spesso nei luoghi di lavoro si subiscono le peggiori umiliazioni e molti rimangono in silenzio per non perdere il proprio posto di lavoro, ma questo non importa tanto siamo felici...
Secondo voi può mai essere felice un lavoratore che guadagna 1200 euro mensili, facendo turni massacranti e molte volte perdendo la propria dignità?



Invito tutti a guardare il documentario 107 secondi - operai del sud di Bruno Federico, questo reportage è la migliore risposta. 
 

Photo credit ro_buk [I'm not there] caricata su Flickr - licenza foto: Creative Commons


Dopo cinque anni costretti a vivere in case danneggiate dal sisma

Aquile e macerie 7

Articolo da NewsTown

A cinque anni dal terremoto, decine di cittadini aquilani sono costretti a vivere ancora in abitazioni di fatto inagibili.

Dal 2009, circa 120 residenti delle case comunali di S. Gregorio stanno combattendo una battaglia con il Comune dell'Aquila per vedersi riconosciuti alcuni diritti fondamentali: essere trattati al pari di tutti gli altri cittadini e, soprattutto, abitare in una casa sicura, confortevole e antisismica.

NewsTown si era occupato del caso già la scorsa settimana, in seguito a una segnalazione/denuncia del presidente di Assocasa Franco Marulli.

In una lettera spedita anche ad altre testate giornalistiche, Marulli denunciava: "Subito dopo il terremoto siamo stati ospitati nelle tendopoli e negli alberghi. Poi, i tecnici hanno certificato l'agibilità delle nostre abitazioni e siamo tornati a casa. Il plesso centrale, invece , dove vivevano 80 famiglie , è stato classificato 'E' e gli affittuari sono stati dislocati negli alloggi del progetto C.a.s.e. Se non fosse che - tempo dopo - a nuova verifica, alcune abitazioni sono state classificate 'A con lavori', altre 'B' e 'C'".

"Sono passati anni" continuava la lettera "e i cittadini vivono ancora in abitazioni non agibili".

Gli appartamenti, infatti, come si vede bene dal video realizzato da NewsTown, portano ancora ben visibili i danni causati dal terremoto: ci sono crepe, distaccamenti di pareti e scale, bombature dei pavimenti, cedimenti di pilastri.

Continua la lettura su NewsTown

Fonte: NewsTown


Autore: redazione NewsTown


Licenza: Licenza Creative Commons
Quest' opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Italia.



Articolo tratto interamente da NewsTown

Photo credit Luca Di Ciaccio caricata su Flickr - licenza foto: Creative Commons



Il materiale didattico digitale delle scuole sarà con licenza open

 
Articolo da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

martedì 25 marzo 2014

Il Ministero dell'Istruzione in data 19 marzo 2014 ha emanato la circolare sui libri di testo per il prossimo anno scolastico. Nel mostrare un quadro riassuntivo dei vari interventi normativi che si sono succeduti nell'ultimo biennio, chiarisce che l'intento del legislatore è stato quello di favorire la promozione della cultura digitale anche tramite l'elaborazione di una nuova generazione di libri scolastici, la cui fruizione possa avvenire su piattaforme aperte, funzionali alla collaborazione partecipata tra gli attori del processo - docenti, studenti ed editori.

Il materiale didattico elaborato dagli istituti scolastici dovrà essere rilasciata con licenza che consenta la condivisione e la distribuzione gratuita.

Fonte: Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

Autori: vari

Licenza: Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 2.5 Generic License.

Articolo tratto interamente da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

lunedì 24 marzo 2014

domenica 23 marzo 2014

Proverbio del giorno


Il seme non può germogliare verso l'alto, senza che al tempo stesso le sue radici si estendano verso il basso.

Proverbio egiziano
 
 

Maltempo: coda d'inverno

In queste ore il maltempo è tornato su buona parte della penisola. Ecco alcune video testimonianze caricate su YouReporter.

Grandinata Villorba (Treviso)


Video credit umbertino caricato su YouReporter

Tromba d'aria a Prevalle (Brescia)



Video credit Zupetin caricato su YouReporter

sabato 22 marzo 2014

Un bel giorno...

The David Party

"Un bel giorno il partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. La visione del mondo che lo informava negava, tacitamente, non solo la validità dell'esperienza, ma l'esistenza stessa della realtà esterna. Il senso comune costituiva l'eresia delle eresie. Ma la cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi che l'aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?"

George Orwell

Tratto da | 1984 di George Orwell

Photo credit David Blackwell caricata su Flickr - licenza foto: Creative Commons

Notizie dal web





Immagine del giorno

Peekaboo Moon

Luna vista dal deserto.

Photo credit John Fowler caricata su Flickr - licenza foto: Creative Commons


Sonetto 75 di William Shakespeare



Sonetto 75

Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita.
Come piogge di primavera, sono per la terra.
E per goderti in pace, combatto la stessa guerra
che conduce un avaro, per accumular ricchezza.
Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo,
roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro.
 
Prima, voglioso di restare solo con te
poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.
Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo,
subito dopo, affamato di una tua occhiata.
Non possiedo, né perseguo alcun piacere,
se non ciò che ho da te, o da te io posso avere.
Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà,
di tutto ghiotto e d’ogni cosa privo.

 William Shakespeare

12 anni schiavo: recensione del film



12 anni schiavo (12 Years a Slave) è un film del 2013 diretto da Steve McQueen.

Trama 

Nel 1841, prima della guerra di secessione, Solomon Northup, talentuoso violinista di colore, vive libero nella contea di Saratoga (Stato di New York) con la moglie Anne e i figli Margaret e Alonzo. Ingannato da due falsi agenti di spettacolo, viene rapito, privato dei documenti e portato in Louisiana, dove rimarrà in schiavitù fino al 1853, cambiando per tre volte padrone e lavorando principalmente nella piantagione di cotone del perfido schiavista Edwin Epps.
Tra la crudeltà di Epps, e inaspettati quanto rari atti di bontà, lotta non solo per sopravvivere, ma anche per conservare la propria dignità. Nel dodicesimo anno della sua indimenticabile odissea, l'incontro casuale con l'abolizionista canadese Samuel Bass rappresenta per la sua vita una svolta insperata. Appresa la sua storia, Bass riesce a rintracciare la famiglia di Northup: Solomon è finalmente libero.
Tornato a casa, riabbraccia la moglie e i figli, ormai adulti. Prima dei titoli di coda veniamo informati della sua inutile battaglia legale contro i rapitori, come dell'impegno abolizionista che contraddistinse gli anni successivi alla drammatica esperienza.

Curiosità sul film

La pellicola viene distribuita nei cinema statunitensi a partire dal 18 ottobre 2013, mentre in Italia dal 20 febbraio 2014.
I primi poster della versione italiana, a differenza di quella statunitense, mostrano in secondo piano il protagonista britannico Chiwetel Ejiofor, dando invece risalto a Brad Pitt e Michael Fassbender, scelta che ha causato accese polemiche, fino a far rimpiazzare i poster con un'altra versione.

Questo articolo è pubblicato nei termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Citazione del giorno

"Ogni alba ha i suoi dubbi."
Alda Merini

 

venerdì 21 marzo 2014

Oggi è la Giornata mondiale contro il razzismo

Racismo

Articolo da Cronache di ordinario razzismo

Oggi è la Giornata mondiale contro il razzismo. Sono diverse le iniziative messe in campo da associazioni, comitati e dall’Unar, l’Ufficio contro le discriminazioni del Dipartimento per le pari opportunità.
Nel nostro lavoro quotidiano, ogni giorno monitoriamo e segnaliamo all’interno del nostro database i casi di razzismo, dalle violenze fisiche agli insulti, alle discriminazioni istituzionali. Ogni giorno approfondiamo aspetti legati al mondo dell’immigrazione, e riportiamo notizie e informazioni inerenti i cittadini di origine straniera presenti sul territorio nazionale. Oltre a questo, svolgiamo un lavoro di ricerca, in cui analizziamo le politiche messe in campo per quanto riguarda i cittadini di origine straniera presenti sul territorio nazionale (Solo per fare gli esempi più recenti: Libro bianco sul razzismo, I diritti non sono un costo, Costi disumani, Segregare costa). Monitoriamo anche la stampa, e il modo in cui i mezzi di comunicazione di massa trasmettono le notizie che coinvolgono le persone arrivate in Italia da un altro paese.
In occasione della Giornata mondiale contro il razzismo potremmo segnalare le diverse attività previste.
Quello che vediamo nel nostro lavoro quotidiano ci impone però una riflessione che vada oltre la comunicazione di qualche appuntamento.
Quello che da anni constatiamo è un processo di normalizzazione del razzismo.
Negli stadi non accennano a diminuire i cori razzisti, nonostante la presa di posizione di alcuni giocatori.
Nei media continuano a campeggiare titoli stigmatizzanti, parole fortemente discriminatorie e espressioni veicolanti diffidenza e separazione, nonostante esista un codice deontologico per i giornalisti in materia.Nel lavoro continua a esistere una forte discriminazione, che vede i migranti confinati nei ruoli meno qualificati, nonostante l’accesso al lavoro dovrebbe essere garantito in modo uguale per tutti e tutte.
Ma è nel mondo della politica che si assiste a un inasprimento continuo del razzismo: i toni sono sempre più aggressivi, gli attacchi sempre più forti. Le offese e gli insulti vengono lanciati nei comizi e dai social network. Ma non si tratta solo di quello che viene detto: piuttosto, è indicativo anche quanto viene fatto. Delibere, ordinanze, proposte, sono sempre più volte a limitare l’ingresso dei cittadini di origine straniera nella vita della comunità in cui risiedono, a escluderli da alcuni servizi primari.
Basta ripercorrere le cronache degli ultimi giorni.
A Roma un negozio ha esposto il cartello “vietato l’ingresso agli zingari”.
A Torino sono state espulse delle persone, dopo essere state recluse all’interno del Cie di Corso Brunelleschi.
A Casal Di Principe, in provincia di Caserta, due minorenni hanno aggredito a colpi di casco un loro compagno di scuola di origine nigeriana, a causa della sua provenienza.
In Veneto, tre sindaci del Pd hanno istituito un patto intercittadino per cacciare “accattoni molesti e petulanti”, chiedendo la possibilità di espellerli per tre anni dal territorio italiano.
A Firenze, il Comitato provinciale per l’ordine pubblico ha annunciato pattugliamenti all’interno della stazione di Santa Maria Novella, non per “un problema di sicurezza, ma di accattonaggio molesto, in particolare delle persone di etnia rom”.
A Napoli, circa 250 cittadini rom sono stati cacciati dai residenti del quartiere di Poggioreale, che hanno indirizzato pietre e petardi contro l’insediamento, in seguito dato alle fiamme. La vicenda è stata accompagnata da articoli fortemente discriminatori e stigmatizzanti. Sono solo alcune delle notizie di questa settimana, di questi ultimi cinque giorni.
Gli eventi organizzati dalle varie associazioni sono molti. Meno presente la politica e il mondo istituzionale, se non con dichiarazioni e gesti puramente simbolici. Una Giornata contro il razzismo sotto tono, ma si sa c’è sempre qualcosa di più “rilevante” di cui occuparsi rispetto ai diritti delle persone.
Sbilanciamo l’Europa”, inserto di quattro pagine in edicola ogni venerdì con Il Manifesto, propone oggi una riflessione dal titolo Mare Monstrum: politiche europee miopi, limiti alla libera circolazione, derive xenofobe, controllo delle frontiere. E, infine, alcune proposte per cambiare rotta.
Perché il cambiamento è possibile: quello che serve è un’assunzione di responsabilità.

Fonte: Cronache di ordinario razzismo

Autore: redazione Cronache di ordinario razzismo

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.


Articolo tratto interamente da Cronache di ordinario razzismo  

Photo credit Macaaa (Own work) [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons

Legambiente: dossier sulla qualità delle acque in Italia


Primavera nordica di Edith Irene Södergran




Primavera nordica

Tutti i miei castelli d’aria si sono sciolti come neve,

tutti i miei sogni defluiti come acqua,

di tutto ciò che ho amato mi rimane

un cielo azzurro e qualche pallida stella.

Il vento si muove piano tra gli alberi.

Il vuoto riposa. L’acqua è silenziosa.

Il vecchio abete sta sveglio e pensa

alla nuvola bianca baciata in sogno.

Edith Irene Södergran

Monument Valley


Monument Valley from Les Projections de la Cabane on Vimeo.


Photo e video credit  caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


Fiori montani


Mountain flowers from Luciano Bosticco on Vimeo.

Photo e video credit  caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons



Celebrazione del Pubblico Dominio 2014

Public Domain Fear

Articolo da Nexa Center for Internet & Society



Venerdì 27 marzo 2014, ore 10.30 Nuova sala di consultazione - Biblioteca Centrale di Ingegneria Politecnico di Torino
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - Torino

Il primo gennaio di ogni anno, una parte dell’immenso patrimonio di conoscenza, arte e letteratura creato dall’umanità diviene liberamente disponibile per chiunque. La scadenza dei termini di tutela del copyright sulle opere prodotte da autori deceduti da settant’anni, infatti, fa sì che migliaia di opere entrino nel Pubblico Dominio. I loro contenuti diventano un tesoro comune, disponibile a tutti e utilizzabile per i fini più diversi: si possono liberamente stampare, copiare, eseguire in pubblico, mettere in scena, tradurre, riprodurre su ogni supporto, digitalizzare e altro ancora.

Per ricordare le opere degli autori che nel 2014 entreranno a far parte del Pubblico Dominio e quindi ribadirne il rinnovato valore culturale, per il terzo anno consecutivo il Politecnico di Torino, la Città di Torino - Biblioteche Civiche Torinesi, la Fondazione Teatro Nuovo e da quest’anno, l’Università di Torino, collaboreranno alla realizzazione di eventi formativi e divulgativi.

La presentazione del calendario degli eventi avverrà presso la Biblioteca Centrale di Ingegneria del Politecnico di Torino, il 27 marzo alle ore 10.30, durante l’incontro che avrà come tema un’introduzione al valore culturale e agli aspetti giuridici, tecnici e civili del pubblico dominio.

All’incontro seguirà una performance a cura degli attori dei Corsi di Formazione Professionale per attori e attrici della Fondazione Teatro Nuovo.

Introduce
Nicoletta Fiorio Plà, responsabile Area Bibliotecaria e Museale – Politecnico di Torino

Interventi di

Juan Carlos De Martin, delegato del Rettore per i Servizi Bibliotecari – Politecnico di Torino
Enrico Pasini, delegato del Rettore al Sistema Bibliotecario di Ateneo– Università di Torino
Federico Morando, Centro Nexa su Internet & Società, Politecnico di Torino - lead Creative Commons Italia
Paolo Messina, responsabile delle Biblioteche Civiche Torinesi
Girolamo Angione, regista, docente del Liceo Teatro Nuovo
Gian Mesturino, presidente Fondazione Teatro Nuovo

Coordina

Sergio Pace, referente scientifico della Biblioteca Centrale di Architettura – Politecnico di Torino

Maggiori informazioni sono disponibili sul comunicato e sulla locandina dell'incontro.

Contatti

Nunzia Spiccia – Area Bibliotecaria e Museale BIBLIOM - Politecnico di Torino
Mail: nunzia.spiccia@polito.it tel: 011 090 6720
 
Fonte: Nexa Center for Internet & Society


Autore: comunicato Nexa Center for Internet & Society


Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.


Articolo tratto interamente da Nexa Center for Internet & Society



Photo credit Frits Ahlefeldt (Own work) [CC0], via Wikimedia Commons



La primavera era primavera anche in città




"Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d'erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fiumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, – la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l'erba, riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse strappata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra, e betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano nidi, e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole."

Lev Tolstoj
 
 

giovedì 20 marzo 2014

PCB: "Monsanto e BAYER sono responsabili" - contromozione all'assemblea degli azionisti della BAYER il prossimo 29 aprile


Articolo da Tlaxcala


Monsanto e BAYER sono stati i maggiori produttori mondiali di PCB, sostanze che hanno contaminato migliaia di edifici. Per decenni le compagnie hanno taciuto sui rischi. Gli enormi costi di bonifica ricadono sul contribuente. La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER (CBG Germania), ha introdotto una contromozione alla prossima assemblea degli azionisti della BAYER per esporre le responsabilità della Compagnia. 

 
I Bifenili Policlorinati (PCB) sono tra le sostanze più tossiche mai create. Ne sono state prodotte 1,3 milioni di tonnellate. I PCB venivano usati in apparecchiature elettriche, materiali riempitivi per l'edilizia, vernici, lacche per pavimenti. Migliaia di edifici ne sono stati contaminati. Queste sostanze possono danneggiare il sistema ormonale, quello nervoso e quello immunitario, possono attaccare la tiroide, il fegato o i reni e causare infertilità. L'Organizzazione Mondiale per la Sanità ha classificato i PCB come carcinogeni di Categoria 1. 
La BAYER iniziò la produzione dei PCB negli anni 30, vendendo le sostanze coi nomi commerciali di Clophen e Elanol. La BAYER, con 160.000 tonnellate prodotte, circa il 12% della produzione globale, è stata la seconda maggiore produttrice dopo la Monsanto.
La Svezia fu il primo paese al mondo a proibire l'utilizzo dei PCB in applicazioni aperte, cioè composti per riempitivi, vernici e plastiche, fin dal 1972. La Germania la seguì nel 1978. Ma, a causa delle pressioni dell'Industria, l'uso dei PCB è rimasto consentito in sistemi ostensibilmente chiusi, come nei fluidi per circuiti idraulici o nei trasformatori. Peggio ancora, nel 1977, quando gli Stati Uniti, fino ad allora il maggior paese produttore, proibirono qualunque produzione ed uso dei PCB, la BAYER ne approfittò per portare la sua produzione da 6.000 a 7.500 tonnellate all'anno. La BAYER è stata l'ultimo produttore attivo in occidente e non ha smesso la produzione fino al 1983.
I PCB hanno una vita molto lunga e un'alta mobilità. Si trovano ormai dappertutto in natura, dalle profondità marine all'artico. Nelle popolazioni Inuit del Canada, si sono trovate concentrazioni di PCB alte quanto quelle delle vittime di gravi incidenti chimici.
Philipp Mimkes della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER (CBG Germania), afferma: "Monsanto e BAYER sapevano da molto tempo che i PCB sono dannosi all'uomo e all'ambiente. Perciò l'industria chimica è complice in migliaia di casi di avvelenamento. E' ben ora che i produttori di allora sopportino parte degli immensi costi medici e di bonifica. E' inaccettabile che Monsanto e BAYER, abbiano guadagnato per mezzo secolo dalle vendite dei PCB e ora non contribuiscano ai costi della loro bonifica."
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER (CBG Germania) ha introdotto una contromozione alla prossima Assemblea degli azionisti della BAYER che si terrà il prossimo 29 aprile a Colonia, e parlerà all'assemblea. Dal momento che il Consiglio Direttivo è responsabile della mancata assunzione di responsabilità nei confronti della eredità tossica dei PCB, la Coalizione chiede che le azioni del Consiglio non siano ratificate.
I PCB sono altamente solubili nei grassi e si accumulano nella catena alimentare. Livelli particolarmente alti si registrano nel tessuto adiposo e nel latte materno. L'assunzione nei lattanti può essere da 50 a 100 volte più alta che negli adulti. I tossicologi hanno potuto provare che l'esposizione ai PCB durante la gravidanza può portare a seri danni neurologici nel feto. Per quanto la concentrazione di PCB nel latte materno sia scesa circa del 75% negli ultimi vent'anni, ci vorranno ancora 100 anni prima che l'assorbimento di PCB dal latte materno scenda sotto la soglia dell'assunzione massima giornaliera tollerabile stabilita dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità.
Nel mondo ci sono oltre 3 milioni di tonnellate di fluido idraulico e materiali contaminati da PCB. Il costo della rimozione, trasporto e adeguato smaltimento, va dai 2.000 ai 5.000 dollari a tonnellata, per cui il costo totale può arrivare a 15 miliardi di dollari. La bonifica degli edifici contaminati costerà anche di più.
In Germania, circa 20.000 tonnellate di PCB sono state usate in composti per riempitivi in edilizia. Più di metà rimangono ancora oggi negli edifici. Migliaia di scuole e di università ne sono contaminate. I gas rilasciati provocano una contaminazione permanente dell'aria e hanno causato innumerevoli casi di seri danni alla salute. In alcuni casi, studenti e insegnanti sono stati esposti a concentrazioni tossiche che per i lavoratori di una fabbrica avrebbero richiesto l'uso di indumenti protettivi e di respiratori.
In ottobre, l'Università di Bochum è stata costretta a cominciare la demolizione e sostituzione di parecchi edifici contaminati da PCB al costo di centinaia di milioni per questo singolo caso. La bonifica del UniCenter di Colonia costerà circa 30 milioni. Problemi simili ci sono anche nelle Università di Erlangen, Bielefeld e Düsseldorf così come in molti edifici governativi. Per ora tutti i costi sono sostenuti dal bilancio dello stato.
Anche i costi della contaminazione della catena alimentare sono a carico del bilancio pubblico. Lo scandalo in Belgio, causato dalla aggiunta di 25 litri di PCB nei grassi di mangimi animali, ha portato a costi diretti di un miliardo e costi indiretti di tre miliardi di euro. La crisi dei maiali in Irlanda è dovuta anch'essa all'uso di oli contaminati con PCB durante il processo di deidratazione del mangime, ed è costata al governo circa 100 milioni di euro.



Per concessione di CBG
Fonte: http://www.cbgnetwork.de/5472.html
Data dell'articolo originale: 12/03/2014
URL dell'articolo:
http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=11767  

Fonte: Tlaxcala

Autore: CBG Coordination gegen BAYER-Gefahren/Coalition against BAYER-Dangers   tradotto da Luciano Dallapé


Licenza: Copyleft


Articolo tratto interamente da Tlaxcala

 

La trappola del Fiscal compact




Articolo da Sbilanciamoci.info

Per mezzo dell’invenzione del bilancio strutturale, il Fiscal compact prima, il six pack e il two pack poi, hanno eliminato definitivamente anche quell’esiguo margine di manovra fiscale previsto dal Trattato di Maastricht. Condannando così l’Europa all’austerità permanente

Si parla tanto del Fiscal Compact ma pochi sanno come funziona veramente. E non solo in Italia. Nei corridoi di Bruxelles la voce che gira è che il testo completo del patto “l’hanno letto in 10 e capito in 3”. Quanto c'è di vero, dunque, su quello che si sente in giro?
Tanto per cominciare, c’è da dire che il Fiscal Compact di nuovo introduce molto poco. Il testo poggia in buona parte sul Trattato di Maastricht (1991) e sul patto di stabilità e crescita (1999) – le tavole su cui sono incise le sacre regole di bilancio dell’Ue –, e poi riprende e integra un insieme di disposizioni proposte dalla Commissione nel periodo 2010-11 e per la maggior parte già adottate dal Consiglio e dal Parlamento europeo, come il Patto per l’euro e in particolare il six-pack e il two-pack.
Com’è noto, il Trattato di Maastricht – successivamente rafforzato dal Patto di stabilità e crescita – si componeva di due “regole d’oro”:
  • Il divieto per gli stati membri di avere un deficit pubblico superiore al 3% del Pil. Questo limite risultava l’unico soggetto a sanzioni in caso di mancato rispetto: la Procedura per deficit eccessivo (Pde) obbligava i paesi “in difetto” a intraprendere una politica di restrizione fiscale e a rendere conto delle sue decisioni in materia di spesa alla Commissione e al Consiglio e infine, eventualmente, a pagare una sanzione.
  • Il divieto di avere un debito pubblico superiore al 60% del Pil. Superato questo limite, i paesi “in difetto” dovevano avviare delle politiche correttive. Ma questo vincolo non prevedeva procedimenti sanzionatori.
I pacchetti di regolamenti six-pack e two-pack – entrambi approvati dal Parlamento Europeo – hanno poi introdotto nell’ordinamento europeo l’obbligo del “pareggio di bilancio strutturale” e la sorveglianza multilaterale sui bilanci degli stati membri (che in futuro avranno l’obbligo farsi pre-approvare le finanziarie dalla Commissione).
Di fatto, quello che fa il Fiscal Compact è estendere, rafforzare e radicalizzare la normativa esistente (a partire dal Patto di stabilità e crescita), e istituzionalizzare su base permanente il “regime di austerità” che è stato imposto in Europa in seguito alla crisi.
Il cuore del Fiscal Compact è l’articolo 3.1, che riguarda il famoso “pareggio di bilancio”. Esso afferma che “la posizione di bilancio della pubblica amministrazione di una parte contraente [deve essere] in pareggio o in avanzo”; questa regola si considera soddisfatta se il deficit strutturale annuale delle amministrazioni pubbliche risulta inferiore allo 0,5% del Pil. I paesi devono garantire una convergenza rapida verso questo obiettivo, o verso l’obiettivo di bilancio di medio specificato per il singolo paese, secondo una forcella stabilita tra il -1% del Pil e il pareggio o l’attivo. I tempi di questa convergenza verranno definiti dalla Commissione. I paesi non possono discostarsi da questi obiettivi o dal loro percorso di aggiustamento se non in circostanze eccezionali. Un meccanismo di correzione è avviato automaticamente se si individuano forti divergenze; ciò comporta l’obbligo di adottare misure volte a correggere queste deviazioni in un periodo determinato.
Ma cosa si intende esattamente per “bilancio (o deficit) strutturale”? Secondo la logica alla base del Fiscal Compact, sussiste un deficit strutturale quando un paese continuare a registrare un deficit pubblico anche se la sua economia sta operando al “massimo potenziale”. Si tratta in sostanza di un indicatore che dovrebbe permettere alla Commissione di giudicare se il deficit pubblico di un paese sia dovuto alla congiuntura economica – come nel caso di una crisi economico-finanziaria, per esempio –, nel qual caso potrebbe essere eliminato per mezzo della crescita; o se invece sia “strutturale”, ossia continuerebbe a sussisterebbe anche se il paese riprendesse a crescere e arrivasse ad operare al massimo potenziale. La premessa è che in condizioni economiche “normali” un deficit è considerato “normale” se non supera lo 0,5% del Pil. Questa idea riflette la visione neoliberista della politica di bilancio come di una politica “neutrale”, che non è né espansiva (attraverso un’iniezione di reddito all’interno del circuito economico) né recessiva (mediante un aumento del risparmio pubblico).

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Autore: Thomas Fazi

Licenza: Copyleft


Articolo tratto interamente da Sbilanciamoci.info